New York fu la città del suo cuore. Vi si era specializzato in lingua e accento americano alla New York University, e vi tornava negli anni come a un luogo dove respirava.
La conosceva da newyorkese, non da turista. La amava per intero, dai grandi riti alle piccole cose.
"Una signora alta, anziana, imperiosa, magra. Indossava anfibi e vestiva eclettica. Mi incuriosiva da morire."Roberto, sul Chelsea Hotel
Per un periodo alloggiò al Chelsea Hotel, l'albergo mitico degli artisti. Nella hall incrociava spesso quella donna, che un giorno si fece portare una tazza di caffè e che sentì dire, con sicurezza, di prendere sempre tutte le sue vitamine. Scoprì solo dopo, leggendo della sua morte, che era Stormé DeLarverie, attivista di Stonewall e leggendario drag king. Diceva che quella storia gli aveva riacceso il desiderio di New York.
Il Natale newyorkese era il suo prediletto, fatto di piccole cose.
Ovunque entrava suonava la stessa Feliz Navidad, e per le strade c'era il profumo dei pini. Da Barnes and Noble, la vigilia, le commesse alle casse urlavano "NEXT". E i Christmas specials da Starbucks, dove ci si rifugiava dal freddo.
Aveva un posticino dietro Washington Square dove cenare, e lunghe camminate nell'East Village. Una notte di vigilia, in uno storico locale, l'incontro con Amanda Lepore accese una scintilla. Da lì nacque l'idea di Dea, il suo alter ego, che vide la luce a Milano il 27 dicembre.
La sua New York, in poche tappe.
New York era anche, per lui, una città di libri. La sua tesi era su Fernanda Pivano, che aveva tradotto Sulla strada e portato in Italia la Beat Generation, e teneva seminari su Jack Kerouac. Camminare nel Village era, per lui, camminare dentro quella letteratura.
Lo stesso Chelsea Hotel era un luogo di scrittori, da Dylan Thomas a Thomas Wolfe, da Arthur Miller ad Allen Ginsberg. E c'era il New Yorker, la rivista che amava, custode di una certa idea della città.
Intorno a lui, la New York dei libri.
Per anni sognò di tornarci a lungo, due settimane d'estate, cercando ogni volta dove alloggiare.
Nel 2017 ci riuscì, dopo essersi molto chiuso. Lo chiamava "rompere l'incantesimo". Dedicò quel viaggio alla madre, come un modo per riaprirsi al mondo.