Ricorderò per sempre i suoi occhi sorridenti, il sorriso sulle labbra e la dolcezza del suo sguardo. Il suo ricordo resterà vivo nel mio cuore e nei miei pensieri.
Siamo proprio come le canne al vento. Siamo canne, e la sorte è il vento.Grazia Deledda, Canne al vento, 1913
Era l'immagine che Roberto amava di più, e che faceva sua con una piccola variazione consolatoria. Le canne che, per non essere abbattute, si adagiano le une sulle altre.
Roberto Pietro Guerrino nasce il 13 luglio 1965. Interprete di conferenza, prestava la propria voce a quella degli altri, traducendo capi di Stato e platee internazionali nel tempo reale della cabina.
Di radici liguri, legato alla madre e al mare tra Genova e gli scogli, viveva a Milano. Era un uomo di cultura e di teatro, di eleganza ironica e di tenerezza non nascosta, capace di unire la mondanità dello sguardo a una vita interiore di matrice buddhista. A chi lo ha incontrato resta la memoria della sua ironia e della sua curiosità per il mondo.
Dopo il diploma di interprete alla SSIT di Milano, si era laureato con lode alla IULM con una tesi su Fernanda Pivano, per poi specializzarsi in lingua e accento americano alla SPS (School of Professional Studies) della New York University.
"Giardino del Buddha."
Il buddhismo era il centro nascosto della sua vita. All'Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia aveva preso il nome dharmico di Konchog, frequentava i ritiri e celebrava il Losar, il capodanno tibetano. Più tardi si era avvicinato allo zen Sōtō, nella linea di Taisen Deshimaru: il 30 settembre 2023, a un sesshin a Roma, aveva ricevuto l'ordinazione di bodhisattva con il nome di Sho Ken, «pino robusto», cucendo con le proprie mani il kesa. Da quel cammino traeva un modo di stare al mondo, capace di accogliere ciò che arriva senza opporsi invano.
Lo diceva con una semplicità disarmante, perfino davanti alle prove più dure. "Da buddhista accetto." In quella resa non c'era rassegnazione, ma una forma di libertà.
Interprete di conferenza, membro AIIC e AITI, conosceva la fatica invisibile della cabina e la disciplina della grammatica, che amava come una materia viva.
Aveva prestato la voce a Re Carlo III, ai presidenti Mattarella e Napolitano, a Mario Draghi e Mario Monti, a Henry Kissinger e Bill Clinton.
Ma sapeva raccontare la commedia umana delle conferenze con uno sguardo da scrittore. Da Montreux descrisse una collega in poche righe.
"Una interprete francese di Nizza, vecchia, ultrachic, originalissima, con un accento americano favoloso. Occhiali da sole Dior enormi e, ovviamente, tacchi vertiginosi. Dalla cabina accanto uscivano effluvi orientali."
Sapeva fare letteratura del quotidiano professionale. Fu anche docente di interpretazione, e teneva seminari su Jack Kerouac e su Fernanda Pivano, i suoi amori americani.
Amava la letteratura e il teatro, e una certa Italia colta ed eccentrica. Erano tra le figure a lui care.
Coltivava la bellezza dei dettagli e dei profumi, e una tavola vegetariana e macrobiotica, per rispetto verso il vivente.
New York era la città del suo cuore, dove era stato felice e libero, e dove era tornato anche per gli studi.
Amava il Natale newyorkese, fatto di piccole cose. La stessa Feliz Navidad in ogni negozio, il profumo dei pini per le strade, le commesse di Barnes and Noble che la vigilia gridavano "NEXT".
Un suo ritorno lo aveva dedicato alla madre, per "rompere l'incantesimo" e riaprirsi al mondo.
Dea era il suo alter ego, dai capelli rossi. Un personaggio giocoso e libero, nato da una notte di Natale a New York.
"Le canne al vento, che per non essere abbattute si adagiano le une sulle altre."
"Da buddhista accetto."
"Giardino del Buddha."
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Ricorderò per sempre i suoi occhi sorridenti, il sorriso sulle labbra e la dolcezza del suo sguardo. Il suo ricordo resterà vivo nel mio cuore e nei miei pensieri.
Riposa in pace.
Anche tu “rimarrai sempre nel mio cuore”, il tuo fratello minore.