In memoria

RobertoPietroGuerrino

1965  ·  2026
Interprete di conferenza. Una vita passata tra le lingue degli altri e il silenzio del buddhismo.
Skyline di New York con la Statua della Libertà, le Torri Gemelle e l'Empire State Building
Nel 2011 mi aveva chiesto di costruirgli un sito con questa striscia di skyline. La New York che amava, senza tempo. Questo è per lui.
00Epigrafe
Siamo proprio come le canne al vento. Siamo canne, e la sorte è il vento.
Grazia Deledda, Canne al vento, 1913

Era l'immagine che Roberto amava di più, e che faceva sua con una piccola variazione consolatoria. Le canne che, per non essere abbattute, si adagiano le une sulle altre.

01Chi era

Roberto Pietro Guerrino nasce il 13 luglio 1965. Interprete di conferenza, prestava la propria voce a quella degli altri, traducendo in simultanea, dalla cabina, capi di Stato e platee internazionali.

Di radici liguri, legato alla madre e al mare tra Genova e gli scogli, viveva a Milano. Era un uomo di cultura, appassionato di letteratura e teatro, di eleganza ironica e di tenerezza non nascosta, capace di unire la mondanità dello sguardo a una vita interiore di matrice buddhista. A chi lo ha incontrato resta la memoria della sua curiosità per il mondo.

Dopo il diploma di interprete alla SSIT di Milano, si era laureato con lode alla IULM con una tesi su Fernanda Pivano, per poi specializzarsi in lingua e accento americano alla SPS (School of Professional Studies) della New York University.

Un saluto.
Roberto sorridente con una corona in testa
Il re.
Roberto in cabina di interpretazione
In cabina.
Roberto al mare
Al mare.
Ritratto di Roberto
Roberto.
Roberto tra i suoi libri
Tra i suoi libri.
Roberto con la mascherina a fantasia, durante la pandemia
La mascherina, durante la pandemia.
Roberto a casa, con l'influenza
A casa, con l'influenza.
Roberto e Ilaria
Roberto e Ilaria.
Roberto e Marco al Parco Sempione, Milano 2016
Roberto e Marco.
Roberto e Marco, 2014
Roberto e Marco, 2014.
02Il silenzio buddhista

"Giardino del Buddha."

Il buddhismo era il centro nascosto della sua vita. All'Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia aveva preso il nome dharmico di Konchog, frequentava i ritiri e celebrava il Losar, il capodanno tibetano. Più tardi si era avvicinato allo zen Sōtō, nella linea di Taisen Deshimaru: il 30 settembre 2023, a un sesshin a Roma, aveva ricevuto l'ordinazione di bodhisattva con il nome di Sho Ken, «pino robusto», cucendo con le proprie mani il kesa. Da quel cammino traeva un modo di stare al mondo, capace di accogliere ciò che arriva senza opporsi invano.

Lo diceva con una semplicità disarmante, perfino davanti alle prove più dure. "Da buddhista accetto." In quella resa non c'era rassegnazione, ma una forma di libertà.

La morte non era per lui un tabù: ne parlava spesso, con serenità. Il libro che gli era più caro era «La morte amica» di Marie de Hennezel, sull’accompagnare chi muore — vi ritrovava la stessa, limpida accettazione.

Una pagina dedicata al suo cammino buddhista →

03Le lingue degli altri

Interprete di conferenza, membro AIIC e AITI, conosceva la fatica invisibile della cabina e la disciplina della grammatica, che amava come una materia viva.

Aveva prestato la voce a Re Carlo III, ai presidenti Mattarella e Napolitano, a Mario Draghi e Mario Monti, a Henry Kissinger e Bill Clinton.

Ma sapeva raccontare la commedia umana delle conferenze con uno sguardo da scrittore. Da Montreux descrisse una collega in poche righe.

"Una interprete francese di Nizza, vecchia, ultrachic, originalissima, con un accento americano favoloso. Occhiali da sole Dior enormi e, ovviamente, tacchi vertiginosi. Dalla cabina accanto uscivano effluvi orientali."

Sapeva fare letteratura del quotidiano professionale. Fu anche docente di interpretazione, e teneva seminari su Jack Kerouac e su Fernanda Pivano, i suoi amori americani.

04Il suo pantheon

Amava la letteratura e il teatro, e una certa Italia colta ed eccentrica. Erano tra le figure a lui care.

Grazia Deledda
La canna al vento, la fragilità che resiste.
Fernanda Pivano
L'amore per la parola e per i mondi di confine.
Paolo Poli
Il teatro come grazia e incanto.
Laura Betti
La voce e il corpo della scena italiana.
Marlene Dietrich
Il mito e l'eleganza come maschera. E il raffreddore curato con lo champagne.
Franca Sozzani
L’occhio sulla bellezza e sullo stile.
Giuseppe Patroni Griffi
Il teatro e la Napoli amata, su e giù per Toledo.
Smashing Time
La commedia camp del ’67 che adorava.

Coltivava la bellezza dei dettagli e dei profumi, e una tavola vegetariana e macrobiotica, per rispetto verso il vivente.

Amava la pagina di Fernanda Pivano su Andy Warhol e Lou Reed — «Era dolcissimo e generoso», diceva Lou Reed — e la condivideva con chi gli era caro.

05New York

New York era la città del suo cuore, dove era stato felice e pienamente sé stesso, e dove era tornato anche per gli studi.

Amava il Natale newyorkese, fatto di piccole cose. La stessa Feliz Navidad in ogni negozio, il profumo dei pini per le strade, le commesse di Barnes and Noble che la vigilia gridavano "NEXT".

Un suo ritorno lo aveva dedicato alla madre, per "rompere l'incantesimo" e riaprirsi al mondo.

Una pagina dedicata a New York →

06Dea

Dea era il suo alter ego, dai capelli rossi. Un personaggio giocoso e irriverente, nato da una notte di Natale a New York.

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07La cucina

Amava la cucina vegetariana e macrobiotica, ma da buon genovese non rifiutava mai i frutti di mare. Ed era golosissimo di dolci di pasticceria.

Una pagina dedicata alla sua cucina →

08La sua voce
"Le canne al vento, che per non essere abbattute si adagiano le une sulle altre."
La sua variazione su Grazia Deledda
"Da buddhista accetto."
Davanti alle prove della vita
“Il resto della mia vita voglio trascorrerlo nei vicoli di Genova.”
Su Genova, la sua città di mare
“W la vita!”
Da Napoli, davanti al Cristo velato e al chiostro di Santa Chiara
“Vorrei trovare la mia essenza. Leggere.”
Sul desiderio di tornare all’essenziale
«La consapevolezza che trasforma, anziché sopprimere, l’energia del desiderio, ci libera dalla sofferenza.»
Una sua riflessione, sulla scia di Lama Yeshe
09Cronologia essenziale
1965
Nasce il 13 luglio. Radici liguri, tra Genova e il mare.
·
La vocazione delle lingue: interprete di conferenza, membro AIIC e AITI, tra l'Italia e l'Europa.
2007
I ritiri buddhisti a Pomaia, tra lo stupa e la ruota delle preghiere.
2010
Da Montreux, l'immagine deleddiana delle canne al vento.
·
Gli anni milanesi, tra il lavoro e la ricerca di una quiete interiore.
2023
Ordinazione zen Sōtō (linea Deshimaru): riceve il nome Sho Ken, «pino robusto».
2023
A febbraio si trasferisce a NOLO, a Milano.
2026
Si spegne a Milano, il 13 giugno.
10Lascia un ricordo

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Maria

Una breve ma intensa conversazione, a cui sono certa ne sarebbero seguite molte altre, e questo è un grande dispiacere. Roberto, ci incontreremo ancora per parlare di letteratura e di arte, in un'altra dimensione dove esiste solo la Pace. Vivalavida. Siempre.

Emanuela Gini

All'amico tanto amato, a Sho Ken, alla sua parte più bella e luminosa: l'anima. L'anima si ripiega e si solleva, respira nell'infinito, da fili strappati si tesse nuova e più bella, la veste di D-O. (Hermann Hesse)

Ariella

Dolcissimo Roberto, io non sono credente e non ho certezze su ciò che ci attende dopo questa vita. Ma mi auguro profondamente che, ovunque tu sia ora, tu possa in qualche modo sentire tutto l'affetto che hai suscitato in chi ha avuto la fortuna di incontrarti. Mi piace immaginarti come una presenza felice e leggera, che ci guarda con dolcezza, con il tuo sorriso e con la tua consueta generosità d'animo.

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